lunedì 16 febbraio 2009

W.I.N.D. - Hypnotic Dream



Ma quant'è bello 'sto doppio dischetto che risponde a nome di Hypnotic Dream? Tanto, eh sì... perchè si tratta di una band non comune in un panorama non comune. La migliore Southern Rock dello stivale viene da Udine (!) Un ossimoro tanto strano quanto interessante. Orgoglio tricolore! Una band rispettata nell'ambiente, sguìta con interessa dagli addetti ai lavori e dagli appassionati di tutto il mondo, è una delle più belle realtà musicali del genere degli ultimi anni. Capitanata dal mitico bassista/cantante Fabio Drusin, vanta collaborazioni con Johnny Neel ad esempio, tastierista famoso per la sua militanza nella Allman Brothers Band. Ma non finiscono quì i loro assi nella manica da esibire ai più scettici, e quindi ecco delle infuocate jam con un'altra band molto in voga nell'underground, cioè i Tishamigo, e come se non bastasse sono culo e camicia con Warren Haynes e i suoi Muli. Gli scettici del "sì ma gli italiani non possono... " possono mettersi l'anima in pace e farsi un viaggetto sonoro nell'America più profonda con Drusin e la sua banda.

Hypnotic Dream - uscito in questo caso in una ri-edizione doppia con un bonus cd -, inizia con una incalzante Going Lazy, in cui Jimi Barbiani - ormai ex chitarrista della band - batte riff su riff mentre il Drusin al basso e Bencich alla batteria incalzano con un groove affiatato e laborioso la sua chitarra, avvolte maledettamente slide. Drusin alterna un cantato "effettato" stile Planet Caravan dei Black Sabbath ad un cantato energico molto Rock style tipico di un certo Rock statunitense; sottolineando certi passaggi con l'armonica in cui il tutto assume dei connotati molto roots. I tre ci portano alle radici di un certo Rock suonato con passione: dall'oscura e introspettiva Dance with the Devil - con un suadente e superlativo Neel - alla blackcrowesiana Can You Feel Me, dal trascinante groovoso Boogie Rock di Boogie Man e l'Hammond di Neel a ricreare quell'atmosfera molto americana, fino alla grande festa della jam finale del primo cd, Hypnotic Dream (improv. in G.). Spazio per delle chicche storiche come Hoochie Choochie Man, brano che acquista un piglio più tosto, fino alla Jam di Spoonful dal secondo cd, secondo cd in cui sono presenti altre chicche come la versione acustica di Over the Sun, pezzo contenuto in un altro cd. Ma è un'altra storia...
Ma quant'è bello acquistare 'sto doppio dischetto in una deliziosa bancarella di cd mentre il Drusin e il Clan W.I.N.D. se la spassano in zona con un biccheiere di birra in mano? Tanto, eh sì...

sabato 14 febbraio 2009

Viaggio all'infinito...


Buon viaggio rocker, un'autostrada infinita per te, ove l'orizzonte si lascerà cavalcare e il vento si farà toccare.

giovedì 5 febbraio 2009

Mezzanotte oltre il confine...



La mezzanotte è passata da poco, è tempo di mettere Midnight Rider della Allman Brothers e mettersi in viaggio. Un viaggio di mezzanotte, unico nel suo genere. Nessun momento della giornata è paragonabile alla magia della mezzanotte. Si pensa alla giornata appena passata e si è già proiettati al domani; la mezzanotte: passaggio obbligato di pensieri passati e aspettative future. Anche se troveremo altre anime sul nostro cammino, anche se vorremmo restare in solitaria, resterà in noi un senso di appertenenza alla notte, propio perchè sarà la mezzanotte a mitigare la nostra luna. Mettiamoci in viaggio, verso una meta non definita. La meta è solo un dettaglio, quello che conta è soltanto il viaggio, meglio se a mezzanotte. Non basta trovare il coraggio di affrontarlo con la luce del giorno, devi trovarlo anche nel saper cogliere il buio della tua notte, quella notte che ti aspetta con le sue macchie di stelle, perchè la luce delle stelle sarà sempre una costante per i viaggiatori senza tempo. Lasciamoci sulla scia quache canzone, sì, Midnight Rider della Allman Brothers Band, Highway Song dei Blackfoot, Long Way From Home dei Copperhead e Ghost Riders in the Sky nella versione degli Outlaws; ci sentiremo meno soli in questa notte, con i nostri fantasmi a tenerci compagnia come sempre in una mezzanotte di cielo stellato. Restare o partire?
Partiamo da noi stessi, soltanto a mezzanotte....

martedì 3 febbraio 2009

From Dusk Till Dawn: una tequila con il vampiro...

La coppia Tarantino-Rodriguez ha da sempre dei gusti particolari in fatto di musica da scegliere per i loro films. Ed ecco magari ti ritrovi un pezzo di Franco Micalizzi in una scena da highway americana, quando lo stesso era stato composto per far da sfondo sonoro ad un inseguimento urbano nell'Italia provinciale degli anni 70. Magari pesca dal suo matto cilindro un pezzo sconosciuto ai più, il quale sarà stato il leit motive di qualche sua folle visione adolescenziale, chi lo sa, rimasto sepolto per anni, di una band di stra-nicchia degli anni '60, e come uno stregone alchemico lo riporta dall'abisso in un contesto differente; ed ecco che queste bizzarre e inusuali scelte musicali vengono identificate subito con il film cult di turno dei Nostri. Dark Night dei Bluesters apre le danze in questa calda notte, chiaro esempio di Rock Blues texano e di frontiera suonato come si deve. Ricorda molto le atmosfere sudate e polverose dei Omar & the Howlers. Altro giro altra corsa: Mexican Blackbird, un Rock countryeggiante il quale ha il compito di calare veramente l'ascoltatore nell'atmosfera di quelle parti, alla frontiera tra Texas e Messico; ovviamente questo viaggio lo conducono allegramente i barboni più famosi della storia del Rock, ovvero gli ZZ Top. Texas Funeral di Jon Wayne è un altro viaggio countryeggiante che porta al Sud. Sembra di stare in una highway dentro un Pickup in un pomeriggio caldissimo con il sole che non concede inesorabilmente tregua. Le Country atmosfere rilassate di Foolish Heart dei Mavericks ricordano molto le ballate del Country irlandese, allegria leggera e senza pretese. Tra questa canzone e la successiva c'è il mitico e delirante dialogo-disegno che si fa Tarantino nella sua mente, cioè quello in cui la Lewis gli chiederebbe di praticargli una cosa... i dialoghi dei films a mò di intermezzo, sono sempre gustosi...
Arriva il primo fratello Vaughan, Jimmie, con la sua Stratocaster a spazzare tutto con un Blues lento e scarno dal nome Dangue Woman Blues, molto sullo stile d Albert King. Arriva Torquay dei Letfovers, frizzante Calexico molto coinvolgente, un sorso di tequila e via sulla tavola da surf a solcare mille onde affrontando mille squali. Ritornano prepotentemente i barboni con la rocciosa She's Just Killing Me. Ed ecco una delle canzoni di punta del film, l'atmosfera dentro al Titty Twister si riscalda, Tito & Tarantula del leggendario Tito Larriva partono con la scatenata Angry Cockroaches - Cucarachas Enojadas, come spaccare il culo in modo energico e senza tante menate! All'appello non poteva mancare l'altro fratello Vaughan ovviamente, ed ecco che c'è spazio per Mary Had a Little Lamb suonata da Stevie; nel frattempo Tito bussa alle orecchie dell'ascoltatore. Sì, torna Tito, e torna con la sua banda di fuorilegge e la loro suadente After Dark, come in una notte di stelle e selvaggia nel deserto, mentre Santanico ormai ha sciolto tutti con la sua esibizione sensuale, soprattutto Tarantino. Come non ricordare la scena in cui gli infila il piede in bocca, e gli fa bere la birra versandola e facendola cadere sulla sua gamba, come non ricordarla...
Ritorna Stevie con Willy the Wimp, groove all'ennesima potenza. Il viaggio arriva al capolinea con due suite di Revell, che non c'entrano una mazza con tutto il resto. Scelta strana? Ma no, stiamo pur sempre parlando della premiata ditta Tarantino-Rodriguez, quindi tutto è strano e tutto è normale. Il viaggio si è concluso, fatelo anche voi, ma attenti ai vampiri... brrrr...

Eric Steckel: from the Cradle to the Blues... Live at Havana

Prendo in prestito, in parte, il titolo di una famosa raccolta di grandi classici del Blues reinterpretati da Eric Clapton. "Dalla culla al Blues" propio per sottolineare la giovane età del signorino in questione: questo ragazzo ha tanti meriti. Sono i numeri a parlare per lui: ha 18 anni, 4 album all'attivo, tour con John Mayall, tour con Gregg Allman, ed ha un suono riconoscibilissimo e personale, cosa non facile da trovare nel Rock Blues odierno, basterebbe questo. Eric Steckel è il nuovo enfant prodige della chitarra Rock Blues di questi anni. L'augurio che gli faccio è quello di non perdere la via maestra come due suoi illustri predecessori nelle vesti - scomode - di enfant prodige di questi ultimi anni: Jonny Lang, lasciatosi andare a sonorità mainstream e in un certo senso Joe Bonamassa, uno che va perdendosi piano piano nella sua confusione sonora. Steckel ha già un buon seguito in Italia, torna spesso da queste parti ed salito anche sul prestigioso palco del Pistoia Blues di due edizioni fa. Il live in questo piccolo club americano parte con San-Ho-Zay di Freddy King, un gustoso aperitivo il salsa Rock Blues con retrogusto funky in cui il ragazzo e la sua Stratocaster dal suono strappato, si lasciano andare a cavalcate come da tempo non se ne sentivano, figurarsi da un ragazzo che all'epoca di questo live aveva soltanto 16 anni. Arriva la sua Radio Blues, nel pieno della tradizione lenta del Blues, tutto portato in una atmosfera fumosa. Sentire la voce di un ragazzino in un ambiente così losco, navigato e cavernoso quale è quello del Blues, fa un effetto incredibile. Come in una tempesta tropicale arriva Espirita. La consapevolezza di Steckel raggiunge livelli altissimi, una composizione trascinante, calda e introspettiva, in cui sciorina calde pentatoniche minori come se piovesse, strabiliante. Si passa a Me and My Guitar, pezzo molto bonamassiano, infatti sembra di sentire quel groove che aveva il buon Joe ai tempi di A New Day Yesterday: Live. Senza stare troppo a chiacchierare arriva Philips Highway, e si tratta di un pezzo di puro Southern Rock alla Allman Brothers, richiama molto Blue Sky della Allman, moltissimo; tanto che nel suo solo la cita volutamente Blue Sky. Infondo il buon Eric è cresciuto nel mito di Stevie Ray Vaughan e della Allman Brothers. Nell'ordine arrivano tre mazzate Rock Blues: Deep Fried, Jaywalkin ed Hey Sister. Il live si chiude con altre due cover oltre a quella di Freddy King. La prima, Little Wing. I fantasmi di Hendrix e di Vaughan vegliano sul giovanotto, soprattutto quello di Vaughan, infatti è una versione più vicina a quella di Vaughan che non a quella di Hendrix, essendo di fatto strumentale come la versione del leggendario chitarrista di Oak Cliff. Raggiunge un phatos incredibile, molto vicina a quella del maestro texano, contando il fatto che ci troviamo pur sempre di fronte ad un ragazzo di 18 anni e che all'epoca di questo live ne aveva 16 (!), è bene sempre ricordarlo; quindi essere accostato a leggende sacre di quel calibro, è un successo enorme! Il live si chiude con un altro classico, All Your Love, mitico pezzo di Otis Rush portato al successo da John Mayall ai tempi dei Bluesbreakers con Eric Clapton. Lasciatevi coinvolgere da questo ragazzo, perchè merita, e perchè ha una maturità compositiva e tecnica fuori dal comune.