lunedì 26 gennaio 2009

Stevie Ray Vaughan: il Numero Uno

Chissà come sarebbe il mondo della musica oggi se Stevie Ray Vaughan non avesse lasciato questo mondo una sera di fine Agosto di qualche anno fa. Che suono avrebbe e come suonerebbe oggi la sua Stratocaster? Suonerebbe con la stessa sincerità? Avrebbe fatto scelte a cavallo tra il commerciale e le radici come ha fatto il suo amico Eric Clapton in questi anni? Sarebbe andato per la sua strada sempre e comunque? Forse....
Del resto uno che lascia una traccia così profonda nel mondo della musica, raggiungendo la ribalta in un decennio come quello degli anni '80, un decennio che tutto era tranne che un buon terreno per una musica così "scarna", beh, lo si deve lasciare andare per forza per la sua strada. Una strada giusta....

Parlare di Stevie Ray Vaughan è come parlare di uno di famiglia. Sicuramente è stato il vero alfiere del Rock Blues più sincero! Una tecnica eccellente, un songwriting ispiratissimo e definirlo un semplice chitarrista Rock Blues è riduttivo. Basterebbe ascoltare pezzi come Stang's Swang, Riviera Paradise e Chitlins con Carne, in cui si sente l'influenza di grandi chitarristi Jazz come Was Montgomery e Kenny Burrell, per decretarne la versatilità nell'àmbito della musica nera. Una presenza scenica leggendaria e un carisma fuori dal comune, tutto questo grazie ai suoi cappelli a tesa larga e ai suoi foulard sgargianti, pezzi di stoffa i quali sembravano provenire da un raduno di freakettoni di provincia del profondo Sud; dattagli nati propio per dare maggiore enfasi al suo stile e al suo personaggio. Se Hendrix ha rivoluzionato il modo di intendere la chitarra elettrica nel Rock Blues e nel Rock in generale, Stevie Ray Vaughan ha portato tutto questo ai massimi livelli. Nellle sue versioni di Little Wing, Voodoo Chile e Manic Depression, si sente certamente la devozione verso Hendrix, - devozione esternata sempre ai limiti del maniacale da parte di Vaughan nei confronti del chitarista di Seattle - ma si percepisce in modo altrettanto limpido anche il fatto che Vaughan seppe intraprendere una strada diversa e con una sua personalità.
Stevie Ray Vaughan e la sua rivoluzione nel dettaglio: da Texas Flood primo album ufficiale in studio del 1982, - con in mezzo il terzo album Soul to Soul, album la quale vede l'ingresso nei Double Trouble del mitico Reese Wynans alle tastiere - fino a Family Style con suo fratello Jimmy del 1990, uscito quasi in concomitanza con la sua morte. La grande schiera dei live: Live in Montreux 82 & 85, Carnagie Hall, Live Alive, In the Beginning uscito postumo e in cui lo si sente all'opera con la prima formazione dei Double Trouble, cioè con Jack Newhouse al basso; il recente Live in Tokyo e il recentessimo "Boogie with Stevie", versione ufficiale del bootleg registrato il 7 Luglio 1984 negli studi della CBS di Honolulu nelle Hawaii, assieme a suo fratello Jimmy, Jeff Beck, alla cantante Angela Strehli e chi gira in bootleg con il nome di "Hottest Live From Exotic Honolulu"; inoltre sono presenti anche alcune tracce tratte dal concerto tenutosi a Daytona Beach nel 1987. Dopo la sua morte ovviamente gli amici musicisti si mobilitarono in vari modi per tributarne il talento, e una di queste testimonianze tra le più sentite è sicuramente il tributo fattogli da B.B. King, Eric Clapton, Jimmy, DR. John, Buddy Guy, Robert Cray ed altri artisti; tributo molto sentito, con una splendida foto dei partecipanti in cui li si ritrae mentre guardano il cielo (....) Una chicca imperdibile è sicuramente il box set composto da tre cd e dal dvd live "One night in Texas" registrato alla Austin City Limits di Austin nell'ottobre '89. Nei cd ci sono i duetti e le sue partecipazioni in qualità di ospite in album di altri artisti, versioni studio di canzoni dei suoi album, versioni alternative, canzoni da live ufficiali, canzoni che girano in bootleg altro ancora: le partecipazioni di Stevie Ray Vaughan con Paul Ray e the Cobras - primo gruppo semi professionista di Vaughan -, con Johnny Copeland, con il suo Maestro Albert King - assolutamente tutto l'album In Session è un must per tutti gli amanti del Rock Blues -, duetti con Lonnie Mack, A.C. Reed, con Jeff Beck, tracce tratte dagli speciali di MTV in compagnia di Jimmy, oltre ad alcune tracce registrate la sera prima della tragedia di Alpine Valley. Sull'elicottero appena alzatosi in volo e che si schiantò sulla collina della località montana di Alpine Valley doveva esserci suo fratello Jimmy. Alcuni dicono Eric Clapton. Resta il fatto che Stevie Vaughan, dopo la jam la quale concluse quella serata, chiese la concessione dell'ultimo posto disponibile dell'ultimo elicottero e che doveva portare i musicisti a Chicago, perchè non voleva aspettare la tornata successiva dato che si sentiva troppo stanco e voleva rientrare subito in albergo a Chicago. Destino? Un disegno divino dato che Vaughan seppe tornare dall'inferno dopo esserci andato più volte accompagnato da droga e alcol, e quindi la sua strada era già segnata? Chi lo sa.... un fatto curioso sicuramente è la data, e cioè il 27 Agosto. Propio quel 27 Agosto in cui arrivò la morte per il padre Big Jim Vaughan, 4 anni prima, dopo una lunga malattia. Anche le raccolte hanno una forte importanza all'interno della sua discografia come ad esempio The Sky is Cryng e Blues at Sunrise in cui ci trovano altre chicche, oltre ai vari Greatest Hits, come ad esempio The Real Deal: Greatest Hits Volume II e The Essential Stevie Ray Vaughan and Double Trouble, best of molto interessanti e i quali sintetizzano in modo esaustivo la carriera di Stevie Ray Vaughan; oltre alla compilation Martin Scorsese Presents the Blues - Stevie Ray Vaughan, curata da Martin Scorsese per un suo film sulla sua famosa serie dedicata al Blues. Vaughan suonò diverse volte in Italia: nel 1985 ad Umbria Jazz, e nel 1988 al Pistoia Blues Festival, - di cui gira il bootleg audio "In Italy" oltre al video non integrale del concerto ripreso dalle telecamere della RAI - una tappa a Lignano Sabbiadoro, e due a Milano, tutte nel Luglio del 1988. Ci sono molto bootleg interessanti - tra i tanti - i quali immortalano le cavalcate di Stevie Vaughan e dei suoi Double Trouble, come ad esempio Hottest Live From Exotic Honolulu citato in precedenza. Un bel promo doppio registrato per la CBS alle Hawaii nel 1984. Quattro pezzi del secondo cd - Wham, Texas Blues, Last Call, Jeff's Boogie - vedono Stevie duettare con Jeff Beck, più in altri accompagnato alla voce dalla cantante texana Angela Strehli. Non è stato l'unico lavoro di Stevie in una convention della CBS, dato che nel suo Boxed Set, - anch'esso citato in precedenza - è presente una versione di Little Wing/Third Stone From the Sun suonata il 15 Marzo del 1984 e sempre negli studi CBS di Honolulu; mentre il bootleg in questione è del 7 Luglio sempre del 1984, nel quale figura tra l'altro un'altra versione di Little Wing/Third Stone From the Sun quasi simile. Altro buonissimo bootleg è sicuramente il Rock Palast - Live in Lorely, live registrato in Germania il 25 Agosto del 1984. Sono 12 pezzi, e qualitativamente è superiore al bootleg di Honolulu, tranne che per i due pezzi iniziali+intro - Scuttle Buttin' e Voodoo Child - quasi inascoltabili. Un bootleg molto ben fatto rispetto agli standard sonori degli stessi a cui si è abituati in certi casi. Il bootleg tiene al propio interno anche una versione dello standard Tin Pan Alley tra le più belle ed intense mai eseguite dal chitarrista texano. Vaughan era in gran forma in quel periodo, pur essendo nel pieno del suo periodo burrascoso di droga e alcol. Altro giro altra corsa: The First Thunder, un bootleg a nome di Steve Vaughan con una delle prime incarnazioni dei Double Trouble. Canzoni tratte dal concerto di Austin del Giugno '79, dell'Austin Blues Festival del Maggio dello stesso anno e con Lou Ann Barton come special guest, e pezzi tratti dal Live at the Peona's dell'Ottobre sempre del '79 con Johnny Reno al sax.
Per concludere, un passo significativo per immortalare la grandezza di questo artista il quale stravolse in modo incredibile il mondo della musica, un passo tratto da "Texas Tornado" di David Hastings, libro a lui dedicato:
"I Double Trouble interruppero la propia tournèè australiana per consentire a Stevie di recarsi a Memphis. Si trattava della cerimonia di consegna dei "W.C. Handy National Blues Awards" e Stevie venne insignito non di una, bensì di due onorificenze. Entertainer dell'anno e strumentista Blues dell'anno. Era la prima volta nella storia dell'evento, che un bianco vinceva nell'una e nell'altra categoria.... e per Stevie tale riconoscimento rappresentava quello che per uno scienziato o un letterato è il premio Nobel. La cerimonia di consegna dei premi, tenutasi all'Orpheum Theater, si concluse con una grande jam collettiva sul tema di "Every day I have the Blues" di B.B. King nel corso della quale Stevie sembrò insolitamente intimidito. Stevie sapeva di essere un buon chitarrista Blues, ma quei tizi che erano con lui sul palco quella sera erano il Blues!Se il fatto d'essere insignito del prestigioso premio, fu un riconoscimento da parte del mondo del Blues del valore di Stevie, esso sottolineò anche quante e quali fossero le sue difficoltà nel gestire il propio successo di uomo bianco che suonava musica nera. In effeti Stevie, stava facendo più soldi e vendendo più dischi di Muddy Waters, Howlin' Wolf o B.B. King, e non tutti i Bluesman accettavano la cosa senza un certo senso di fastidio. Homesick James Williamson, per esempio, dette voce al risentimento di costori, definendo Stevie "una disgrazia per la razza umana" e il suo stile chitarristico "troppo chiassoso e irrispettoso della tradizione". Fortunatamente, la maggior parte dei Bluesman neri non condividevano l'opinione di Williamson, anche perchè, a differenza di gente come i Led Zeppelin, che avevano fatto propio il materiale dei Bluesman neri senza riconoscerne le fonti, Stevie aveva sempre fatto di tutto per dare il giusto credito ai propio maestri. Una delle persone che fu maggiormente contenta del fatto che Stevie avesse vinto il premio, fu il grande B.B. King, al quale Stevie ricordava molti dei suoi idoli, personaggi del calibro di Blind Lemmon Jefferson, Django Reinhardt e ovviamente T-Bone Walker. Gente che aveva preso a modello ma il cui sound non è riuscito a riprodurre. King era anche grato a Stevie, per quello che stava facendo, ossia rendere il Blues popolare più che mai presso il pubblico giovane!"

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